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Napoli, Gattuso: “Ma che domanda è, sembri Marzullo”

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Napoli, Gattuso: “Ma che domanda è, sembri Marzullo”

 Gennaro Gattuso, tecnico del Napoli, si è presentato oggi in conferenza stampa:
Ibrahimovic è una suggestione? “Voglio parlare di chi ho. Troppo facile ora parlare di Ibrahimovic, di Ronaldo, di Ronaldinho. Sono giocatori incredibili ma parlo di chi ho”.
Perché non ha sentito prima Ancelotti? “Non mi sembrava il caso di affrontare simili cose prima del Genk, penso di aver fatto bene così”.
Le serve un regista? “Parlo dei miei, alleno chi ho a disposizione. Così chiudiamo la parentesi: non vi risponderò sul mercato. Se un tecnico parla di giocatori non suoi, manca di rispetto ai suoi. Dovete chiederlo al Presidente o al nostro grande direttore sportivo Giuntoli”.
Ha già in mente che Napoli schierare? “Sarei ipocrita a dire di no ma vediamo. Affrontiamo una squadra che sta andando a pallettoni, sarà difficile. A me non paice giocare con una liena da 4 a centrocampo”.
San Gennaro? “E’ un’offesa al vostro santo… E’ facile rispondere: l’obiettivo è tornare in Champions League, recuperare punti e centrare l’obiettivo di giocarla di nuovo”.
 Insigne? “Punto su tutti. Insigne è un patrimonio del Calcio Napoli, devo trasmettere fiducia a tutti. E’ capitano, nato qui, simbolo di questa squadra. Vale per lui e per tutti, ho il dovere di recuperare i giocatori e farli esprimere al massimo”.
Fisicamente la squadra ha lasciato però perplessi “Qualche posizione cambierà rispetto ad Ancelotti, il resto no. A me non piace giocare con due linee da quattro, credo di aver già risposto. Test atletici? Meglio preparare le partite e vedere poi. So che lo staff di Carlo ha lavorato con una metodologia non tanto diversa dalla mia, valuteremo settimana prossima”.
Perché De Laurentiis l’ha scelta? “Mi fate domande, mi sembri Marzullo. Il fatto di aver scelto il Napoli l’ho già spiegato, sono in una grande società con un grande presidente e grandi persone, grandi giocatori. La scelta mia è stata facile. Discussioni sul denaro ci sono state poche. Perché mi ha scelto lui? Forse perché sono brutto con la barba, mezzo bianco e mezzo nero.
Dobbiamo essere bravi noi, lo pensavo da calciatore prima e da tecnico ora. Conta la squadra, come scende in campo, come affronta le partite. L’umore dei tifosi dipende dalla squadra, dalle nostre prestazioni. Dobbiamo far tornare entusiasmo in città e riempire lo stadio”.