Torino, parla l’infettivologo: “C’è un grosso rischio”

Torino, parla l’infettivologo: “C’è un grosso rischio”

Il professor Giovanni Di Perri, direttore del dipartimento di Malattie Infettive dell’ospedale Amedeo di Savoia e della Scuola di specializzazione in malattie infettive dell’Università di Torino, ha parlato del caso del Torino nel corso di un’intervista concessa a Tuttosport

«Dal punto di vista scientifico, in senso epidemiologico, si parla di focolaio quando vengono alla luce almeno tre casi in un ambito circoscritto» 

 

Professor di Perri, nel Toro i contagi sono saliti a 7 giocatori più un medico, è variante inglese?

 

«Che si diffonde più facilmente, certo. Ormai è ben noto».

 

La  velocità del contagio è un problema

 

«Sì. Comunque sia, il focolaio è emerso chiaramente già così. Per ora l’ambito resta circoscritto, è solo un gruppo squadra, come può essere una classe scolastica o un reparto ospedaliero. E gli esempi possono continuare in tanti settori».

 

L’ultimo allenamento un problema? Serviranno 6 giorni?

 

«Sono medie, sono statistiche. Poi c’è chi si positivizza prima e chi dopo. Di sicuro bisognerà pensare giorno dopo giorno. Con tamponi e controlli ripetuti. E massima prudenza».

 

 Torino-Sassuolo, in programma per domani, sarà rinviata?

 

«Stop sacrosanto».

 

Lazio-Torino, martedì prossimo, difficle?

 

«Non sono direttamente coinvolto, ma sappiamo tutti che esiste un protocollo chiaro della Federcalcio stilato con il Ministero. Si segue anche se ci sono problematiche più gravi e nuove che richiedano un intervento superiore dell’Asl di competenza. Intanto auguriamoci che non emergano altri positivi nel gruppo squadra ed il calcio sarà solo un aspetto secondario».

 

Giovedì scorso erano emerse le prime due positività, chi è stato il primo?

 

«Non si sa. Nulla esclude che un soggetto asintomatico, quindi inconsapevole, abbia contagiato altri. E che tra quegli altri ci siano i primi due casi venuti. Dobbiamo dire che contagio sia nato per colpa di una non osservanza adeguata delle cautele almeno da parte di un soggetto è logico, quasi certo. Lui, oppure i famigliari con cui vive. Lo ribadirò all’infinito e vale per tutti: mascherine, distanziamento, nessun assembramento sono le uniche armi. Insomma, l’ignoranza non è davvero tollerabile. Tutti sanno da tanti mesi come ci si deve difendere dal Covid. E ora è opportuno indagare, cercare di capire chi ha sbagliato».

Evitare gli allenamenti?

 

«Se sono alte le possibilità che qualche soggetto, all’interno di un circolo ristretto come può essere un gruppo squadra dove è esploso un focolaio, si positivizzi a breve, per questo è prudente tenerli distanti ».

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