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Zaza nei guai, ha comprato la patente o è una vittima?

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Torino's Italian forward Simone Zaza (L) celebrates with Torino's Italian forward Andrea Belotti after scoring his second goal during the Italian Serie A football match Torino vs Sassuolo on August 25, 2019 at the Olympic stadium in Turin. (Photo by Marco Bertorello / AFP) (Photo credit should read MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

Zaza nei guai, il nome dell’attaccante è emerso dalle intercettazioni

Simone Zaza rischia grosso. Il suo nome è finito nell’inchiesta delle patenti comprate.

Un nome importante, da spendere per farsi pubblicità e per convincere altri potenziali clienti che non c’è nulla da temere.

In effertti il sistema sembrava rodato. In pratica pagando, la patente arrivava senza problemi. Nelle intercettazioni dell’indagine sulla cricca delle “patenti facili” che ha portato all’esecuzione di 13 arresti (con 49 indagati a piede libero) a Caserta compare anche il nome del calciatore di Serie A Simone Zaza.

Il calciatore aveva vestito anche la maglia della Juventus e ora è al Torino. Lo cita al telefono, intercettato, uno degli indagati, che si vanta dicendo che lo sportivo lo avrebbe contattato per una patente truccata.

Precisazione d’obbligo: il calciatore non è indagato e a quella intercettazione non c’è nessun tipo di riscontro.

Nella scuola guida del Casertano coinvolte nel sistema Simone Zaza non ci ha nemmeno messo piede. Secondo gli investigatori il calciatore potrebbe anche essere solo una vittima: avrebbero usato il suo nome solo per farsi pubblicità, sfruttando la popolarità di un calciatore famoso.

Il motivo? Qualche anno fa l’attaccante aveva dichiarato di non essere in possesso della patente di guida. Chiacchiere al telefono, insomma, per millantare una conoscenza importante.

Patenti truccate: come funzionava?

Ogni patente costava da 1300 euro a 2500 euro, a seconda del tipo di “pacchetto” acquistato. Quello più economico prevedeva l’aiuto in aula con ricetrasmittenti o suggeritori, ma pagando il prezzo più alto il candidato non doveva nemmeno andare a sostenere l’esame: pensava a tutto l’organizzazione.

Al suo posto all’esame si presentavano altre persone. Tra i clienti del gruppo, hanno appurato le indagini, c’erano giovani appartenenti a famiglie di professionisti ma anche molti stranieri; il collegamento con le comunità di immigrati era uno degli arrestati, di origine albanese. Gli arresti erano scattati ieri, 30 settembre, ma le indagini andavano avanti dal 2015.