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Napoli, Giuntoli: “Ronaldo in azzurro? Ecco tutta la verità”

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EMPOLI, ITALY - SEPTEMBER 13: Napoli's sport director Cristiano Giuntoli looks on during the Serie A match between Empoli FC - SSC Napoli at Stadio Carlo Castellani on September 13, 2015 in Empoli, Italy. (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Napoli, Giuntoli racconta i retroscena degli affari Ronaldo e Cavani

Cristiano Giuntoli, direttore sportivo del Napoli, dunque ha confermato le indiscrezioni di calciomercato della scorsa estate riguardati il possibile arrivo di Cristiano Ronaldo al Napoli prima di approdare alla Juventus.

EMPOLI, ITALY – SEPTEMBER 13: Napoli’s sport director Cristiano Giuntoli looks on during the Serie A match between Empoli FC – SSC Napoli at Stadio Carlo Castellani on September 13, 2015 in Empoli, Italy. (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Il ds ha svelato la proposta di Mendes nel corso di un’intervista concessa a Sky Sport:

“Cristiano Ronaldo? Ci è stato proposto , abbiamo un grande rapporto con Jorge Mendes dai tempi di Faouzi Ghoulam e del suo rinnovo di contratto. Abbiamo rapporti costanti, ci sentiamo spesso e fu proposto. Per noi però era un po’ fuori portata . Lo disse sia al presidente che a me, io rimasi un po’ zitto: poi quando andammo nei particolari, ci rendemmo conto che per noi era una operazione fuori portata”.

Giuntoli ha poi parlato anche del ritorno di Cavani in azzurro:

“Non credo che l’arrivo di una certa categoria di giocatori faccia parte della filosofia del club, la sua forza è quella di avere calciatori sempre con nuove motivazioni, di avere nuovi Cavani”.

La carriera di Giuntoli raccontata a “Il Codice”:

“Sono nato nel bar di mio nonno, dove chiaramente si mangiava pane e calcio sin da bambini. Poi piano piano questa passione si è sviluppata trascurando quella che era la volontà reale della mia famiglia, ovvero lo studio.

Invece la mia volontà era forte, ed era quella di andare verso il calcio. Non avevo grandi doti, però la grande volontà ha fatto sopperire a tanti miei deficit fisici e tecnici. Per ovvi motivi le mie categorie di appartenenza sono state basse, i dilettanti o al massimo la Serie C. Mentre giocavo facevo anche l’allenatore del settore giovanile: aveva aperto una scuola calcio internazionale, mi divertivo a fare i camp in tutto il mondo. Ho ritrovato un articolo del 1996, avevo 24 anni: non lo ricordavo nemmeno, diceva che la mia grande aspirazione era quella di fare il dirigente sportivo. È nata così”

L’affare Schick e il suo “occhio di falco”.

“Quando mi viene in mente una cosa, quello è il momento giusto. Ricordo Schick, che poi non prendemmo: lo vidi in una partita che sembrava scapoli contro ammogliati, su un campettino di periferia di Serie B. Vidi questo ragazzo, stavo ospitando il mio braccio destro Giuseppe Pompilio e lo andai a svegliare alle tre e mezzo di mattina e gli dissi ‘guarda Beppe, ho visto un giocatore forte’ “