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Crouch rivela: “Ho curato il mio digiuno di gol bevendo birra con mio padre”

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Stoke City's English striker Peter Crouch celebrates on the pitch after the English Premier League football match between Stoke City and Southampton at the Bet365 Stadium in Stoke-on-Trent, central England on September 30, 2017. Stoke won the game 2-1. / AFP PHOTO / Geoff CADDICK / RESTRICTED TO EDITORIAL USE. No use with unauthorized audio, video, data, fixture lists, club/league logos or 'live' services. Online in-match use limited to 75 images, no video emulation. No use in betting, games or single club/league/player publications. / (Photo credit should read GEOFF CADDICK/AFP/Getty Images)

Peter Crouch è stato un attaccante che ha cambiato tante maglie, soprattutto in Inghilterra, ma riuscendo sempre a regalare grandi gioie ai tifosi. Tottenham, QPR, Portsmouth, Aston Villa, Southampton, Liverpool sono soltanto alcune delle squadre con cui ha giocato l’attuale bomber dello Stoke City. Una lunga parentesi con la nazionale inglese dal 2005 al 2010, fino al campionato del mondo in Sud Africa. Il passaggio al Liverpool nel 2005 fu di quelli in grande stile: dieci milioni di sterline che per l’epoca erano una cifra più che rispettosa. Arrivato a vestire la maglia dei Reds, il gigante inglese non riusciva a sbloccarsi: zero gol in 1229, 15 partite senza segnare. Il tabloid britannico The Sun allora riporta il racconto dell’attaccante, alle prese con il momento forse più difficile della sua carriera: “E’ stato un bruttissimo periodo. Avevo smesso di comprare giornali ed accendere la tv. Non importava dove fossi, trovavo sempre qualcuno che mi prendesse in giro”.

La birra come soluzione

Crouch Senior, padre di Peter, ha avuto allora l’idea giusta per aiutare suo figlio. Bere birra fino a dimenticare il proprio lunghissimo digiuno di gol: “Bevevamo una birra dopo l’altra. Eravamo io, mio padre e le pinte di birra. Mi ha aiutato molto uscire con mio padre, ci facevamo due risate e io dimenticavo tutto. Poi, la domenica o il lunedì, dovevo fare i conti con la realtà e mi dicevo: ‘Oh c***o, non ho ancora segnato“.